Le imprese controllano la propria reputazione online?

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Internet è una immensa piazza virtuale, dove come accadeva secoli fa nelle polis greche, e solo poche decine di anni fa ancora nei piccoli centri della nostra penisola, si sviluppano incontri, commerci, trattative, conversazioni.
Le aziende, tutte, anche se in diversa misura, sono coinvolte, perché di loro e dei loro prodotti si parla, si discute, ci si confronta, e si, ovviamente si critica anche. Inutile e sciocco nascondere la testa sotto la sabbia, là fuori stanno parlando di voi.
Trascurando per un momento la distinzione tra la reputazione dell’azienda e quella dei suoi prodotti, argomenti peraltro inscindibili, la domanda è:
Le aziende si preoccupano di gestire la propria reputazione online?
Sono costretto a citare ancora una volta Maurizio [il grassetto è mio]:
E’ bello sentir parlare manager di importanti centri media e agenzie creative di media digitali, di social media, di engagement, ma credo che fintanto che non si vedrà un cambio di paradigma, dalla notorietà alla reputazione, sarà meglio lasciare i media digitali dove sono, perchè il rischio di farsi male è davvero grande.
Da De Mauro:
Notorietà: fama, rinomanza;
Reputazione: stima, considerazione in cui si è tenuti da altri;
Molte aziende, sui canali di comunicazione tradizionale, ma anche su Internet purtroppo, sono impegnate quasi esclusivamente ad inseguire la notorietà, confondendola probabilmente con la reputazione. Certo, essere riconosciuti e riconoscibili non ha improvvisamente perso il proprio significato nell’ambito del marketing della comunicazione, ma bisogna fare attenzione al mezzo.
Il web è il mezzo dialogico per eccellenza, ovvero quello più orientato al dialogo che per definizione non può essere monodirezionale.
Detto in termini più semplici, su Internet il megafono ed i toni iperbolici della pubblicità non sono molto utili agli scopi dell’azienda. Tanto più se non si presta la dovuta attenzione a quello che sta dicendo il resto della piazza, il resto delle persone che sono interessate all’argomento di cui parliamo, ma non solo per ricevere il nostro messaggio, ma anche e forse soprattutto per farci pervenire il loro contributo.
Le aziende oggi sono ancora perse di fornte al senso di smarrimento generato dalla apparente frammentazione delle conversazioni online. Nel web non esiste, e forse non è mai esistito, un mainstream, un flusso principale, così alcune delle aziende che si avvicinano alla blogosfera si affidano alle classifiche, sperando di capirci qualcosa, ma queste misurano più probabilmente la notorietà piuttosto che la reputazione dei blog, e le due cose non necessariamente coincidono.
In ogni caso, le classifiche rappresentano una parte di un tutto, perchè non esiste il Blog-Prototipo, come dice Mauro Lupi:
Solo che l’umanità che scrive (hey, ci pensate che da quest’anno ci sono più blog che siti web?!) non è - per fortuna - circoscrivibile in una classifica.
Per gestire la propria reputazione online le aziende dovrebbero togliere il cappello del direttore marketing ed indossare quello degli utenti, delle persone a cui sono destinati i prodotti o i servizi. E’ con loro che le imprese devono imparare a parlare, perché la reputazione è più importante della notorietà: a cosa serve essere conosciuti come un’azienda che non si cura dei propri clienti?
La reputazione, tanto online quanto offline, va creata, costruita, coltivata, ed in alcuni casi difesa, sempre con onestà intellettuale. Tramite il dialogo.
Fonte | Il blocco-note di Markingegno

