Comunicazione Video per il Web

ideazione e realizzazione di Web tv, Net Tv e Vlog per la vostra azienda

Web 2.0 per aziende: Blog, Twitter, Social Network, YouTube, Forum...

Cosa è l’ Employer Branding?

Jun 7th, 2008 by Mauro | 0

Cosa sono i Social Media?

May 31st, 2008 by Mauro | 0

YouTube è sempre più marketing oriented

May 30th, 2008 by Mauro | 0

YouTube statistiche

Qualche settimana fa abbiamo proposto una serie di punti di miglioramento per la piattaforma di YouTube.

Considerando che YouTube è un mezzo già molto orientato verso il marketing, come si può ulteriormente evidenziare questa propensione? La risposta arriva, manco a dirlo, direttamente da YouTube che ha recentemente introdotto diverse novità tra cui il sistema di reportistica visuale.

Fondamentale per chiunque voglia pubblicare un filmato con finalità commerciali è riuscire a effettuare un monitoraggio dettagliato dell’andamento degli accessi senza dover impazzire dietro a numeri e fogli di calcolo.

Il nuovo sistema, realizzato con un’interfaccia grafica interattiva degna di Google Analytics, è sicuramente molto usabile e permette con un solo colpo d’occhio di capire come i nostri filmati siano accolti dal pubblico.

 Fonte | Daniele Cerra - oneWeb2.0

Corporate Blog: imparare dagli errori dei blog politici

May 18th, 2008 by Mauro | 0

montecitorioblog.jpg

Durante la campagna elettorale che ha preceduto le ultime e le precedenti elezioni politiche, abbiamo potuto assistere alla nascita di una miriade di nuovi blog curati da politici di caratura nazionale o locale. Spesso tali progetti nascono dalla necessità, da parte del politico, di non lasciare scoperto un canale comunicativo ritenuto a basso costo e sono assimilabili al tentativo di aumentare la propria visibilità cercando di appiccicare un un numero maggiore di manifesti elettorali rispetto agli avversari. Ma proprio come le affissioni che imbrattano le città prima delle consultazioni anche questi blog vengono abbandonati e giacciono dimenticati già dal martedì successivo allo spoglio delle schede. L’approccio che la maggior parte dei politici ha con il mezzo blog può essere d’aiuto a quelle aziende che vogliono battere la strada del corporate blogging per capire quali sono gli errori e i comportamenti da evitare per tutelare la propria credibilità on-line.


Scarsa originalità dei contenuti
. Il politico vive spesso l’esperienza del blog al pari di qualsiasi altra forma tradizionale di comunicazione pubblicitaria senza aver voglia (o senza essere di grado?) di comprenderne la profonda alterità. Ecco che allora il blog diventa una semplice appendice mediatica utilizzata per pubblicare i comunicati stampa o per copia-incollare parti del programma elettorale o tranche di discorsi tenuti ad un comizio.

Appaltare totalmente la creazione di contenuti ad una società di comunicazione. I politici non hanno tempo (e non lo vogliono trovare) per scrivere i post che verranno pubblicati sul proprio blog. Se una società di comunicazione può gestire gli aspetti pubblicitari della campagna elettorale, perché non può occuparsi anche della mia presenza online? Questa considerazione erronea è spesso alla base dell’insuccesso di un blog politico. L’agenzia di comunicazione che gestisce il blog può occuparsi della creazione del sito, dell’infrastruttura o di altri aspetti tecnici, può arrivare pure ad occuparsi dell’inserimento dei contributi, ma l’impegno della creazione del contenuto deve essere inevitabilmente preso in carico dal politico. Lo stesso vale per l’azienda che decida di creare il proprio corporate-blog poichè il fine ultimo di questa scelta è un avvicinamento reale fra gli organi aziendali e il bacino di utenza effettivo o potenziale.

Infrazione delle regole condivise. La parte abitata della rete ha un proprio codice etico che va rispettato se si vuole conquistare credibilità. Spesso i politici, un po’ per ignoranza un po’ per arroganza, ripropongono online quei comportamenti che tanto ce li rendono antipatici nella vita reale. Due semplici esempi:

  • La censura dei commenti negativi. I commenti critici non vanno cancellati. Un blog serve per confrontarsi e non per imporre la propria visione senza alcun contraddittorio. Per quello c’è Porta a Porta. Naturalmente questo non vale per i commenti offensivi, minacciosi e osceni. E’ bene chiarire con un disclaimer i criteri e i metodi utilizzati per il filtraggio dei commenti.
  • Utilizzo di immagini o altri file multimediali protetti da copyright. Spesso un’errore che dipende dalla superficialità di chi si occupa del sito. Del resto non si può pretendere di pagare al ribasso un’agenzia di comunicazione quando si tratta di gestire la propria immagine on-line. Le conseguenze di questo comportamento valgono bene una spesa maggiore per un servizio serio. Assolutamente da evitare pratiche fraudolente (ma non illegali) come l’hotlinking. Il sito di un noto politico (che non ha raggiunto la soglia di sbarramento) è stato recentemente vittima di uno switcharoo particolarmente osceno. Che senso ha giocarsi la faccia in questo modo per semplice superficialità?

Errori tecnici. Cosa direste al tipografo che vi stampa biglietti da visita disallineati? Un sito mal formattato, zeppo di immagini troppo grandi, troppo piccole, eccessivamente degradate o una scelta di colori che inficia la leggibilità sono solo alcuni degli aspetti negativi di molti dei siti politici che si vedono in giro. Meglio dunque costruire un sito semplice e fruibile, magari minimale ma ben fatto, accessibile e semplice da gestire. Lo stesso vale per un blog aziendale. Nessuno pretende un sito ad alto impatto, con animazioni flash, nani e ballerine ma il fine ultimo è il raggiungimento di un nuovo livello di comunicazione diretta con il lettore e tutto deve ruotare intorno a questo concetto fondamentale.

Naturalmente non tutti i politici che posseggono un blog commettono questi errori e molti di essi sono sicuramente consapevoli del proprio ruolo di blogger, creano contenuti originali, si mettono in discussione e cercano quanto meno di impostare un dialogo con i lettori ma non direi una falsità affermando che quest’ultimi continuano a rimanere una minoranza.

Fonte | Camillo Miller - IsayBlog

Ho perso Leo agenzia creativa dietro al fenomeno del leopardo smarrito

May 13th, 2008 by Mauro | 0

Ha il pelo giallo a macchie nere, pesa circa 80 kg e si chiama Leo. L’ultima volta è stato visto mentre saltava il cancello del vicino alto quasi 4 metri. E’ docile e giocherellone, ama arrampicarsi sugli alberi e nascondersi nei cespugli. Siamo molto legati, per favore aiutatemi a ritrovarlo. Chiunque abbia sue notizie o crede di aver visto segni del suo passaggio è pregato di contattarmi. Spargete la voce.

Roma è stata tappezzata con diverse locandine che comunicano la scomparsa di Leo, pregando chi lo avvistasse, di segnalarlo all’indirizzo:

hopersoleo.wordpress.com

Ma non solo Roma… attivato il passa parola, la gente ha stampato le locandine e le ha appese in giro per le città, sono infatti apparse anche qui a Brescia… e quindi, presumibilmente, in tutta Italia.

Oltre al blog, realizzato in tempi record dopo la recente scomparsa… sembra che il “disperato” proprietario del felino abbia anche attivato una campagna di online advertising con banner e annunci pay per click!

Ma non solo… per essere sicuro di ritrovare l’amato quadrupede, ecco spuntare

Ma qui si sono traditi!

La mappa infatti non è pubblicata sotto il dominio di wordpress come il resto del blog, ma sotto il dominio www.hopersoleo.com

Basta consultare un qualsiasi servizio di WhoIs online, per sapere chi ha registrato il dominio:

www.whois.net/whois_new.cgi?d=hopersoleo&tld=com

Dominio registrato da Xister Srl – Agenzia creativa di Roma specializzata in new e unconventional media.

Premesso che fosse del tutto improbabile che un leopardo si aggirasse veramente per le strade di Roma, ci troviamo di fronte ad un’ottima azione di Guerrilla Marketing Online!

L’azione è stata veramente ben progettata: messaggio indubbiamente virale, ottimo utilizzo del web come mezzo di comunicazione, ottimo utilizzo dei social network, e soprattutto, ottimo utilizzo del passa parola!

Non ci resta che attendere per conoscere quale prodotto verrà pubblicizzato!

Ringraziamo per le citazioni:

Fonte | Wave Factory

Marketing Non Convenzionale Vs Tradizionale - 4 [Guerrilla]

May 4th, 2008 by Mauro | 0

Fonte | YouTube

La nuova catena del valore degli Enterprise Generated Content

Apr 27th, 2008 by Mauro | 0

Si parla sempre più spesso degli Enterprise Generated Content, Mauro è tornato ad occuparsene sul blog.

Non si tratta ovviamente di una novità, le aziende, soprattutto quelle ben strutturate, hanno sempre prodotto tanti contenuti di ogni genere (white paper, manualistica, cataloghi, presentazioni e via discorrendo), ma la disponibilità di nuove piattaforme (Social Media) e nuovi strumenti digitali e la progressiva diffusione della larga banda sta facendo crescere esponenzialmente gli investimenti nella produzione di contenuti da parte delle imprese.

Nel mio corso laboratorio di e-branding allo IULM dedico molto spazio al tema dei contenuti generati dalle imprese, argomento che verrà fortememente esteso l’anno prossimo.

Come progettare contenuti per i social media è il tema centrale di un corso che terrò prossimamente per LRA, di cui ho ereditato il titolo "Marketing non convenzionale", titolo, che come è noto, non amo molto.

E’ interessante notare come si stia formando una nuova catena del valore dei contenuti di rete con importanti evoluzioni sui modelli di business dei diversi attori.

Citerò solo alcuni esempi, per dimostrare la dinamicità di questo mercato.

Piattaforme e tools - ogni giorno nasce una nuova piattaforma che si propone di diffondere contenuti e servizi di ogni tipo sul web. Tra le ultime nate vale la pena di menzionare SlideBoom, un’alternativa alla già nota Slideshare, che nasce come estensione delle proposte di Ispring Solutions per la produzione e distribuzione di contenuti in flash. Su Slideboom non solo è possibile pubblicare le proprie slides, ma anche trasformarle, (appunto attraverso un plug in di Power Point), in una presentazione in flash.

Ecco che piattaforme di pubblicazione e tools di produzione di contenuti digitali tendono ad integrarsi, come nel caso di Animoto servizio che consente la produzione di video montati a partire da una collezione di fotografie, da poter "embeddare" ad esempio sul proprio blog.

Sono sempre di più le aziende che decidono di usare software come Camtasia Studio per realizzare internamente screencast o tutorial da pubblicare in rete.

Content Producer - non sempre le imprese sono strutturate per produrre al loro interno contenuti digitali da distribuire sulle diverse piattaforme di Social Media, per questo alcune web agencies e nuovi soggetti si stanno attrezzando per proporre servizi di produzione di contenuti (audio e video) per la rete. In molti casi chi produce specificamente contenuti per Internet, offre anche servizi di ottimizzazione dei contenuti per i motori di ricerca.

Sono sicuro che molto presto anche in Italia il mercato seguirà l’esempio di quello inglese che già differenzia l’offerta tra diverse tipologie di contenuto per le imprese (branded contents, sponsored contents, xEvents, webinar e tutorial) solo per citare qualche esempio (non esaustivo)

System Integrator - in molti casi alcuni produttori di tecnologia che oggi forniscono piattaforme di CMS, si stanno attrezzando per fornire alcuni servizi come la progettazione ad esempio di corporate blog, arricchendo la propria offerta, attraverso un sistema articolato di partnership.

Consulenza - Non sono ancora molte le società di consulenza che si sono specializzate nel media building, ma stanno crescendo. Dall’inizio di quest’anno, con un gruppo di consulenti che provengono da diverse aree, abbiamo creato un sofisticato sistema di assessment che abbiamo denominato (KGCA) che si propone di analizzare il fabbisogno di contenuti digitali da produrre per gli "earned media", in funzione degli obiettivi strategici dell’impresa e dei diversi segmenti di utenza a cui tali contenuti sono rivolti. Stiamo anche lavorando sui processi di industrializzazione dei contenuti digitali per i Social Media in modo da ridurne i costi di progettazione e produzione e ai processi organizzativi per creare strutture in grado di gestire il ciclo di vita della produzione e distribuzione dei contenuti di rete. Si tratta di competenze molto specializzate che stiamo proponendo con grande soddisfazione ai content provider e alle imprese.

Agenzie Creative - Alcune nuove società creative con "fuori usciti" che provengono dal settore della pubblicità o dalla produzione di contenuti stanno elaborando un sistema di offerta estremamente interessante, tanto da consentire anche una specializzazione per tipologie di contenuto o per mercato.

C’è una forte necessità di sviluppare linguaggi specifici per i Social Media e come ho più volte scritto, la rete costituisce oggi un’enorme palestra per i creatori dei format di comunicazione di domani.

Il nuovo mercato dei Corporate Generated Content, sta richiedendo già oggi una forte specializzazione, credo proprio che le offerte generiche non avranno alcuna possibilità di emergere, per questo stanno nascendo nuovi percorsi professionali, ma di questo tornerò a scrivere prossimamente.

L’immagine è di The Digital Strategy

 

Fonte | Maurizio Goetz - Marketing Usabile

Mix Essentials 2008 - La Presentazione di Montemagno

Apr 27th, 2008 by Mauro | 0

Fonte | YouTube

Enterprise Microblogging - Twitter e Pownce in azienda

Apr 27th, 2008 by Mauro | 0

Riesco finalmente a concludere la serie di post dedicati all’utilizzo di questo strumento all’interno delle aziende. Nelle “precedenti puntate” ho parlato dei potenziali vantaggi e degli strumenti più adatti attualmente sul mercato. In questo post vorrei raccontare l’esperienza che ho avuto, in due aziende che seguo, con l’utilizzo di Twitter e Pownce.

uffici_twitter
[l’ufficio di Twitter]

La scelta di utilizzare Twitter e Pownce è giustificata dal fatto che sono, per semplicità e per funzioni, due tra gli strumenti più adatti ad un uso aziendale del microblogging. Pownce in particolare si è contraddistinto, fin dal suo lancio, per una visione differente rispetto agli altri servizi, introducendo lo scambio file e la comunicazione tra singoli o tra gruppi di contatti, che si sposa perfettamente con le esigenze di comunicazione delle aziende coinvolte.

Un inquadramento e una nota sulle aziende. Si tratta di realtà piccole, 10 - 20 dipendenti, per la maggior parte definiti come lavoratori della conoscenza, professionisti non inquadrabili in altri ruoli riconosciuti (medici, architetti, avvocati, ecc…) al lavoro sul settore terziario avanzato. Accanto all’apertura di fronte alle innovazioni della Rete, come l’enterprise microblogging appunto, queste aziende si sono distinte per una netta chiusura nella pubblicizzazione dell’esperimento. Ho provato a far capire loro che si tratta di una forma di pubblicità gratuita, ma preferiscono restare anonime.

La prova è stata condotta adottando per 3 settimane Twitter e 3 settimane Pownce. I profili erano chiaramente privati, data la natura delle informazioni che vi potevano circolare. C’è stata una lezione di introduzione sugli strumenti e durante i primi 2/3 giorni era raccomandato l’uso della pagina web, per semplificare le cose. In seguito le persone potevano optare per un client (Twhirl su tutti) o meno.

Nessuno dei dipendenti conosceva Twitter o Pownce prima dell’uso, se non per nome. Non ci sono state alcune indicazioni precise sull’uso da fare, se non con la presentazione dei possibili vantaggi e l’illustrazione di alcune case histories. Poi si è scelto di lasciare utilizzare il servizio secondo le modalità che potevano sembrare più utili all’interno degli uffici.

Si è così passati da un uso serio, esclusivamente incentrato attorno alle attività lavorative, ad un uso libero, nel quale assieme ad informazioni strettamente lavorative, circolavano messaggi personali. Anche se non è sempre così facile distinguere i micro-post.

Discutendo con una ragazza fuori dall’orario di lavoro: “Ho mandato due volte una mail per un lavoro che sembrava urgente e non ho avuto nessuna risposta. Poi ho guardato il canale (il flusso dei messaggi) ed ho visto che il capo era impegnato su un nuovo progetto. Ho lasciato in sospeso la questione, per tirarla fuori a riunione finita.”

E assieme a questo sono stati tanti i feedback positivi e gli esempi validi a confermare una stabile collocazione dello strumento all’interno delle realtà aziendali.

My Office di thorinside
[photo]

Non è stato fatta un’analisi completa sull’andamento della produttività nel periodo di prova, tuttavia si è stimato un calo del 40/50% dei messaggi email interni a favore di 10/15 messaggi al giorno in media per persona.

Nel caso di Pownce i messaggi variavano molto come numero perché in un’azienda, che ha poi deciso di tenerlo, ha progressivamente sostituito l’IM. Assieme a messaggi aziendali erano presenti messaggi riservati ad un collega o ad un gruppo di colleghi. Di conseguenza Skype, lo strumento più diffuso come IM, è stato utilizzato solo per le comunicazioni all’esterno.

I messaggi diretti su Twitter, al contrario, non hanno avuto molto successo, in particolare per l’uso “serio”.

Dai colloqui informali con le persone i maggiori vantaggi percepiti sono stati:

1. Essere aggiornati senza interruzioni
2. Aggiornare chi interessato senza interferire e da qualsiasi posto
3. Registro delle attività proprie e dei colleghi

Alla fine della prova, come già anticipato, un’azienda ha deciso di mantenere Pownce, mentre l’altra sta facendo un utilizzo moderato di Twitter

Fonte | Tommaso Sorchiotti - Microblogging.it

Enterprise 2.0, un settore in forte crescita sul mercato globale

Apr 27th, 2008 by Mauro | 0

Per cominciare, è bene ricorrere a Wikipedia Italia per fare un po di chiarezza: "Enterprise 2.0 deriva dal Web 2.0 ed è spesso usato per indicare lintroduzione e limplementazione di social software allinterno di unimpresa, ed i cambiamenti sociali ed organizzativi ad esso associati". Detto questo, la notizia è che il mercato planetario dellEnterprise 2.0 è dato da Forrester Research come in costante crescita da qui a cinque anni, quando nel 2013 registrerà un giro daffari pari a 4,6 miliardi di dollari. Traducendo abbiamo due elementi: il primo è che gli operatori del settore avranno il loro bel da fare; il secondo è che i social software e la potente carica collaborativa7innovativa che essi portano in dote sono destinati a "invadere" sempre più aziende. Questo, e non altri, è il vero "nuovo che avanza". Via

Fonte | Alessio Jacona - Blogs4biz